Vita e opere di un manager sportivo di successo: Walter Sabatini

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Per i tassisti romani ci sono solo due argomenti di conversazione: il primo è Francesco Totti; il secondo è Walter Sabatini, ex manager sportivo della A.S. Roma con la responsabilità del calciomercato.

Walter Sabatini, ex centrocampista con carriera altalenante tra serie A e serie B, lascia la Roma dopo più di 5 anni. Le sue operazioni più di successo si chiamano Pastore, Hernandez, Kolarov, Lichtsteiner, Muslera, Lamela e Marquinhos: giocatori comprati a poco e rivenduti a tanto, che giustificano chi definisce Sabatini “il signore delle plusvalenze”.
Molto stimato nell’ambiente perché persona integra e gran lavoratore, Sabatini è stato il primo manager sportivo assunto dopo l’acquisto della società capitolina da parte di un gruppo di imprenditori americani. L’obiettivo dichiarato di Sabatini al suo arrivo a Trigoria era quello di trasformare la cultura societaria della Roma, da squadra di mezza classifica che si accontentava di vincere i due derby all’anno, a squadra che doveva considerare la vittoria di ogni partita una necessità, non una possibilità.

Nei 5 anni della sua gestione purtroppo la Roma non ha vinto nulla, pur essendo arrivata due volte seconda e una volta terza in campionato. La sfortuna della Roma dell’epoca di Sabatini è stata quella di scontrarsi con una squadra, la Juventus, che forse non è mai stata così forte e concreta in tutta la sua storia. Un autentico schiacciasassi che ha digerito senza nessun problema anche il cambio di allenatore, da Conte ad Allegri.

Il motivo per cui un manager sportivo così stimato come Sabatini ha rassegnato le sue dimissioni è da ricercarsi nelle prospettive future che il proprietario della A.S. Roma, James Pallotta, vuole imprimere alla società. Il presidente considera Sabatini come un rappresentante della “vecchia scuola”, che rifiuta le possibilità che la tecnologia oggi offre. Pallotta invece, insieme al suo braccio destro Alex Zecca, ha creato un team di analisti che, affiancato da alcuni esperti canadesi e californiani, ha realizzato un impressionante database di oltre 2.000 giocatori di ogni nazionalità.

L’obiettivo è quello di scegliere i prossimi giocatori della Roma seguendo i metodi statistici resi famosi dal film Moneyball, con Brad Pitt. Metodi quantitativi che l’ex manager sportivo Sabatini considera utili ma anche ingannevoli, dato che sono incapaci di rilevare importanti qualità dei giocatori e soprattutto il loro carattere. Ma per Pallotta, imprenditore americano che crede solo nei fatti dimostrati in campo, e poco nelle teorie e nell’istinto, quello che un giocatore produce durante una partita è esattamente quello che vale. Una visione del calcio molto scientifica ma anche un tantinello semplicistica. Perché i metodi quantitativi si sono dimostrati buoni in uno sport come il baseball che è molto fondato sul gesto individuale (l’individualismo è infatti uno dei tratti culturali tipici degli USA) mentre il calcio è non solo uno sport di squadra, ma uno sport umano, che coinvolge il giocatore non solo da un punto di vista atletico o tecnico, ma anche psicologico ed emotivo, immergendolo in una situazione, la partita giocata in uno stadio davanti a migliaia di persone, estremamente complessa, in cui le variabili (anche limitandosi a quelle quantitative) sono centinaia, non una decina.

Rimaniamo quindi in attesa di vedere se il nuovo paradigma Pallotta avrà successo, sicuri che un manager sportivo come Sabatini, ben lungi dall’essere “la vecchia scuola”, non avrà difficoltà a trovare una nuova prestigiosa sistemazione.

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Fonti: Wikipedia.org

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