Lo speaker Mastrolitti nelle vesti di insegnante: “Il segreto è non smettere mai di studiare”

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Abbiamo intervistato uno dei docenti del nostro corso per speaker radiofonico, Stefano Mastrolitti, speaker presso R101, autore e conduttore radiotelevisivo presso TgCom24, per raccontarci la sua esperienza come insegnante in questo percorso formativo.

Com’è iniziata la tua esperienza di docente formatore per il corso di speaker radiofonico promosso da Istituti Professionali?

La mia esperienza di docente formatore nel corso per speaker radiofonico è incominciata ormai circa due anni fa: siamo già alla terza edizione del corso e ce ne sarà a breve una quarta.
Sono stato contattato da Istituti Professionali e abbiamo lavorato insieme anche agli altri docenti per studiare e mettere a punto un corso ad hoc che fosse il più completo ed intensivo possibile: sei giorni di lezioni, otto ore al giorno con esercitazioni continue e poi la realizzazione finale di una demo radiofonica. Un programma che potesse offrire ai partecipanti il massimo possibile per costruire le basi della professione radiofonica, sia per quanto concerne la conduzione ma anche il lato tecnico, come la dizione, la regia e la trasmissione.
All’inizio non sapevo come sarebbe andata, ma le risposte dei ragazzi sono state sempre molto entusiasmanti, e questo ci ha fatto capire che avevamo intrapreso la strada giusta:  come io ho provato e provo ad insegnare qualcosa ai ragazzi, anche i ragazzi hanno insegnato e continuano ad insegnare qualcosa a me.

Hai intravisto in qualche corsista la stessa passione che avevi tu all’inizio della tua carriera?
Per quanto riguarda i corsisti si è sempre trattato di classi molto variegate: qualsiasi età, provenienza geografica e/o formativa e la cosa che mi ha colpito molto è proprio l’entusiasmo e il grande coinvolgimento di tutti. Questo, da amante ed appassionato della radio quale sono, mi ha fatto enormemente piacere poiché mi ha fatto comprendere qual’ è la percezione di chi si accosta a questo tipo di mondo. speaker radiofonico

In particolare, ti ricordi di Giulio Barbieri, un ingegnere quarantenne che ha frequentato questo corso e che abbiamo intervistato proprio la scorsa settimana?

Ricordo benissimo Giulio, che mi ha colpito molto proprio per la passione, la dedizione, l’impegno e anche per le sue qualità di leadership del corso che sono emerse in maniera naturale. Mi aveva colpito in maniera particolare proprio per il fatto che un uomo di 40 anni, con una famiglia e che proveniva da tutt’altro mondo professionale, quale quello ingegneristico, avesse provato a mettersi in gioco, tentando di comprendere realmente cos’è realmente la radio. Perché un conto è ascoltare la radio ed esserne appassionati e un conto è poi entrare nel mondo della radio e capire davvero cosa c’è dietro, sia di positivo che sia di meno positivo e di difficoltoso. Io non so quale sarà il suo percorso, però mi ha colpito per le sue capacità che sono molto propenso a pensare svilupperà:  il corso per me è sempre un punto di partenza. Noi diamo le basi ma se terminato il corso si smette di lavorare e di investire su se stessi è evidente che non si può pensare in sei giorni di diventare dei “geni della radio”. Sicuramente è un punto di partenza molto importante, perché i ragazzi hanno la possibilità durante il corso di interloquire con dei professionisti del mondo radiofonico ai quali porre domande e curiosità, cosa che difficilmente accade nella vita quotidiana.
Giulio non era l’unico con una storia particolare: ricordo anche Claudio, addirittura cinquantenne che lavorava nel campo dell’animazione e che si voleva mettere in gioco, ricordo Antonella, giornalista, che ha deciso di fare questo corso per perfezionarsi nel giornalismo radiofonico. Per ognuno di loro potrei raccontarvi una storia e non solo relativa all’età ma anche alla vita precedente. Il bello è anche questo: rendersi conto che non è mai troppo tardi per cambiare strada, o quantomeno per provare a farlo. Questa è una delle lezioni più belle che ho ricevuto dai ragazzi.

Quanto secondo te conta la formazione e lo studio in questo?

Io sono un fanatico della radio, un perfezionista, non mi ritengo assolutamente un improvvisatore: ritengo che la radio come tutte le arti e tutte le professioni abbia bisogno di formazione continua. Differentemente da tanti settori, però, la formazione in questo campo spesso è un auto-formazione, quindi occorre lavorare molto su se stessi e sulla propria tecnica. Io, che faccio questo mestiere da 10 anni, ancora oggi dopo la trasmissione mi rinchiudo in studio per riascoltare le registrazioni, per comprendere dove ho sbagliato, dove ho fatto bene e dove posso migliorarmi . Bisogna non solo ascoltare e studiare la musica, ma anche il cinema , l’attualità, lo sport. Insomma bisogna essere sempre super curiosi, voraci. Di fondamentale importanza infine, ritengo essere la conoscenza della lingua inglese. Per me è inconcepibile che un conduttore radiofonico moderno non conosca bene almeno l’inglese perché la musica viaggia soprattutto in campo internazionale e per arrivare a determinati livelli devi poterti permettere di scambiare due chiacchiere con artisti stranieri in totale comodità.

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