Serena Fortebraccio, una vita fatte di note

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Ma la musica per Serena è a 360 gradi e lei non poteva non restare “contaminata” anche dal rock e dalla “alternative music”, vale a dire l’elettronica, il trip hop e la musica sperimentale. “Quando mi chiedono quale artista ha segnato la mia formazione e la mia carriera, mi trovo sempre in un forte imbarazzo. Non saprei menzionarne uno soltanto, ma certo le figure che hanno segnato profondamente il mio percorso sono stai Bjork, David Bowie, i Pink Floyd, P.j. Harvey, Lucio Dalla, Nine Inch Nails, Thelonious Monk e Carmen Mc Rae” – racconta. istituti professionali lavorare nel settore musicale 2 jpg “Ho cominciato a lavorare nel settore musicale da subito – prosegue – facendo di quello che è stato inizialmente un hobby la mia professione, unendo alla produzione musicale la passione per l’arte visiva. Credo che le due cose spesso vadano di pari passo. L’una influenza l’altra, l’una ispira l’altra”. Mentre “chiacchieriamo” con Serena, lei ci mostra i dischi, le copertine, la musica di cui non può fare a meno e poi il suo fedele compagno di vita e di lavoro, il suo pianoforte. “La mia passione per la musica è nata prima che potessi esserne consapevole. Ho scoperto il piano a casa di una vecchia zia, e ho iniziato a suonare ad orecchio all’età di 4 anni, grazie a quel vecchio pianoforte invaso dai tarli. Poi i miei me ne hanno comprato uno e da allora siamo praticamente inseparabili”. istituti professionali lavorare nel settore musicale 3 jpg   Poi Serena racconta il suo percorso di studi: “Ho cominciato a studiare pianoforte a nove anni e ho sempre portato avanti gli studi musicali in scuole private o comunque fuori dai contesti accademici. Lo studio del canto è arrivato verso i 16 anni. Studiavo canto lirico e ho tenuto in piedi negli anni questa passione in maniera saltuaria, anche perché a 18 ho iniziato a studiare il Jazz e non l’ho più abbandonato. Mi sono formata al Pentagramma di Bari con Paola Arnesano, e contestualmente ho seguito seminari e master classes con importanti artisti di Jazz jn giro per l’Italia. Ma lavorare nel mondo musicale significa studiare sempre, in continuazione; è impossibile fermarsi”. Serena insegna canto nella scuola dove si è formata mentre prosegue la sua attività in concerti con i suoi diversi progetti musicali, in particolare uno dedicato alla musica elettronica e l’altro alla sperimentazione. “Ho fondato assieme a Roberto Matarrese e Michele Granito, un gruppo che si chiama Last Call To Honolulu, in cui facciamo musica inedita fortemente ispirata al trip hop. Ho da poco inaugurato un’altra bellissima collaborazione con la chitarrista barese Simona Armenise, e da qualche anno collaboro anche con il duo “Interiors”, formato da Valerio Corzani ed Erica Scherl”.   Un altro importante progetto ha visto per molti anni la partecipazione di Serena nel noto gruppo barese Faraualla, mentre in campo Jazzistico collabora con il pianista Kekko Fornarelli e, tra le righe, ci annuncia che qualcos’altro bolle in pentola per il 2017. Oggi Serena ha all’attivo una discografia ricca, come il disco con Max Monno dal titolo “Treni a Vapore”, un lavoro di rilettura di alcuni classici del cantautorato italiano, attraverso il Jazz. E ancora la sua partecipazione a “Whispers” di Fabio Accardi, e all’ultimo lavoro delle Faraualla uscito nel 2013 e intitolato “Ogni Male Fore”, di cui è uscito anche un videoclip a firma del regista Enzo Piglionica, finalista ai nastri d’argento nel 2014 con il cortometraggio Bella di Papà. Nel 2013 è uscito per Universal/Emarcy il suo primo disco da leader, intitolato ‘In a Shape of a Girl’ ed interamente incentrato sul riarrangiamento e sulla rivisitazione del repertorio di Bjork, mentre si prepara per la partecipazione al nuovo disco di Interiors, di prossima pubblicazione. Poi Serena spiega come si diventa cantanti e cistituti professionali lavorare nel settore musicale 5 jpgome si arriva a lavorare nel settore musicale. “Cantanti si diventa innanzitutto se si ha un talento musicale, una cosa naturale, e poi bisogna essere animati da grande passione e spirito di sacrificio. Se si è disposti ad investire su queste doti tanto studio, tanta elasticità e una buona dose di ambizione e di abnegazione, i risultati arrivano prima o poi”. “È poi importante decidere se si vuol essere professionisti o coltivare la musica al di fuori dal proprio contesto lavorativo perché, si sa, anche il lavoro più bello del mondo comporta delle responsabilità. E questo è un lavoro che richiede una buona capacità fisica, una resistenza ed un allenamento non indifferenti, per gestire orari di lavoro sempre variabili, viaggi, periodi di grande impegno e momenti di ridotta attività. Ci vuole anche un grande equilibrio psichico che aiuta a sopportare le frustrazione, a reggere sempre nuove sfide. Il mio consiglio per chi vuole intraprendere questa professione è innanzitutto quello di valutare la propria motivazione, e una volta accettati i pro e i contro, studiare, studiare, studiare. La formazione viene prima di ogni altra cosa!”. E prosegue: “Bisogna essere avidi, imparare il più possibile e da chiunque, perché chiunque può con la sua esperienza, può aggiungere un prezioso tassello al nostro percorso individuale.A mio avviso un musicista deve aver sete di bellezza, deve coltivarla sotto tutti i profili, deve leggere tanto, viaggiare, scoprire il pensiero dei grandi, amare il cinema , il teatro, la vita!”. Nella mia carriera musicale non ho mai avuto un produttore musicale, ho sempre fatto tutto da sola, a volte mettendoci il triplo del tempo, delle energie e dello sforzo, per la realizzazione dei miei progetti, ma mi piacerebbe avere accanto un “pigmalione” a cui affidarmi e che mi supporti nelle idee e nei progetti”. Vuoi lavorare nel settore musicale? Scegli il corso in produzione musicale di Istituti Professionali.

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