Diventare video maker: tutto quello che c’è da sapere

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Con l’avvento delle nuove tecnologie, uno dei canali privilegiati per raccontare storie è diventato senza dubbio quello audiovisivo. Per diventare video maker professionista non basta avere uno smartphone e una connessione a internet: servono una grande passione, un’ottima formazione e un ampio bagaglio di conoscenze.

Abbiamo chiesto al video maker pugliese Enrico Lamonaca di parlarci della sua professione e di tutto quello che c’è da sapere della realtà del video making.

Quando hai iniziato a lavorare come video maker?

“Ho iniziato circa 20 anni fa, poco prima del diploma. Mio padre è stato un fotografo rinomato di Barletta, quindi in realtà sono figlio d’arte. Ero ancora un ragazzino quando cominciai ad avvicinarmi a questo mondo, ovviamente ero assolutamente ignaro del fatto che tutto ciò avrebbe cambiato completamente la mia vita. All’inizio ero il ragazzo di bottega e, come tutti i figli d’arte, non mi andava a genio il modo di lavorare della generazione di mio padre. C’è da dire che mi sono trovato nel bel mezzo del passaggio dall’analogico al digitale, quindi il cambiamento doveva essere non solo generazionale ma anche di attrezzature.

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Tutto ciò è stato assolutamente complesso, perché non solo non avevo idea di cosa fosse la fotografia, tantomeno potevo apprezzare l’evoluzione del digitale. All’inizio di questa attività c’era bisogno di servirsi di altri colleghi più giovani, per “svecchiare” il lavoro della vecchia società di mio padre, per cui feci la conoscenza di un “operatore video” che in realtà mi ha instradato al mondo del video making”.

Attualmente di cosa ti occupi?

“Adesso mi occupo principalmente di video making, di progetti di comunicazione, social network, fotografia. Sono titolare di Attoterzo, in società con mio fratello Damiano, studio fotografico, video e comunicazione a Barletta. Il nostro core business è la cerimonia”.

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Enrico Lamonaca

Secondo te, oltre a tanta passione, quali sono le skills da avere per diventare video maker?

“Per diventare video maker serve in assoluto la conoscenza fotografica e le regole che la caratterizzano. Serve la cultura cinematografica, serve leggere, ascoltare, osservare, comprendere e poi, davvero in punta di piedi, iniziare a creare”.

Quali sono i principali strumenti per il video making?

“Credo che la grammatica del montaggio sia la cosa fondamentale per un video maker e prescinde dal software utilizzato: bisogna esprimere senso, ritmo, comunicazione, dare un’emozione, lasciare un ricordo. È importante lasciarsi ispirare dal cinema”.

Uno degli aspetti più belli del tuo lavoro è quello di raccontare storie. Come scegli la storia da raccontare?

Di solito è la storia che sceglie me. Il rapporto con il cliente nasce dagli incontri che facciamo, dalle cose che ci diciamo. È una questione empatica: mentre loro si raccontano, nella mia testa lo storyboard prende forma! Si costruiscono i legami, conosco le persone che li circondano, cerco di accompagnarli in un percorso che ignorano, completamente, affinché si riconoscano nel prodotto finito. Naturalmente tutto questo ha la mia firma. Il mio stile non è una cosa che posso insegnare, ognuno ha il suo, la mia firma sta in quello che racconto con le immagini che vedo con i miei occhi. Io sono un videomaker sempre, non solo con la cinepresa in mano. Non posso smettere di esserlo”.

Quali sono le difficoltà e gli aspetti positivi della professione?

“Come ogni attività portata avanti seriamente, il lavoro del video maker è difficile. Combatti ogni giorno con la concorrenza, con la tecnologia, dispendio economico senza limite per offrire prodotti all’avanguardia, in un’economia distrutta o quasi dalla crisi. Devi formarti e devi farlo per bene. Questo lavoro mi ha portato a calpestare strade che non avrei mai percorso, ad incontrare gente da cui puoi solo imparare, mi ha portato all’estero, in crociera, in Cina, semplicemente per poter scrivere e fotografare un diario di bordo di un viaggio. Questo lavoro ha innalzato l’asticella della qualità della mia vita”.

Con le nuove tecnologie fare video è diventato semplice. È davvero così facile come sembra?

“Sebbene comprare una reflex faccia di un qualsiasi neofita un ‘photographer’, purtroppo o per fortuna non è così facile come sembra. Anche in questo caso, gli strumenti che scegli fanno la differenza. Dovrai essere capace di dare al video il giusto equilibrio, affinché tutto sia ben definito, distinguibile e lasci il sapore perfetto, il ricordo indelebile”.

Che cosa consiglieresti ai giovani che vogliono inserirsi nel mondo del lavoro come video makers?

“Consiglierei di usare il cellulare per raccontare quello che vedono con le immagini. Di imparare a scrivere un testo per il video e naturalmente di studiare, di seguire un buon corso di formazione, perché solo conoscendo le regole le si può poi infrangere”.

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