Diventare un wedding planner è solo questione di creatività? L’abbiamo chiesto a Francesca Romana Lombardi

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Chi è Francesca Romana Lombardi?

wedding style&design di francesca Romana Lombardi Francesca è un’organizzatrice di eventi tutto tondo: dai matrimoni agli eventi sportivi e musicali. E’ laureata in Giurisprudenza ed è a tutti gli effetti un avvocato, ma non ha mai esercitato la professione; dopo la Laurea ha frequentato un master in comunicazione d’impresa e marketing. Il primo corso di formazione per diventare wedding planner l’ha fatto in America casualmente mentre era in vacanza – “ il corso mi ha permesso di far parte dell’associazione internazionale organizzatori di matrimoni ed a quello ne sono susseguiti moltissimi altri”. La sua carriera non è incentrata solo sui matrimoni ma anche su molte altre tipologie di eventi che spaziano dal panorama musicale italiano, agli eventi sportivi a scopo pubblicitario a quelli congressuali. Oltre ad essere una organizzatrice di eventi è anche una flower designer e, ad oggi, è titolare anche di un’attività nel settore flower.

Vediamo ora quali sono i segreti per il successo di un buon organizzatore di matrimoni

Come è nata la tua passione per l’organizzazione di matrimoni? Come hai iniziato?

Casualissima, lavoravo in un’agenzia di eventi a Roma ed è capitato di dover organizzare tra i vari eventi anche un matrimonio, settore in cui non eravamo specializzati; io ero l’unica dipendente sposata e il mio titolare pensò che questo requisito potesse bastare per affidarmi per intero il progetto. Fu un successo, da una scommessa ne è nata una passione. Dopo aver capito quale era la mia strada professionale ho iniziato a formarmi fino a quando non ho aperto wedding style&design che è stata una delle prime agenzie di wedding planner su Roma. Un’altra mia passione era sicuramente quella della musica ed ho avuto la fortuna di potermi dedicare poi anche a questo settore.

Il tuo lavoro è un mix di creatività, organizzazione, ma anche attenzione alla sfera psicologica del cliente. Come deve comportarsi un buon wedding planner di fronte a paure ed ansie di una sposa?

Deve comportarsi come se fosse la sua migliore amica ma allo stesso tempo deve essere una figura rassicurante, non deve sminuire i timori della sposa ma comprenderli e saper dare fiducia; per fare bene questo lavoro bisogna avere almeno un minimo di empatia. Le coppie di sposi scelgono di affidarsi ad un wedding planner soprattutto perché le emozioni che sopraggiungono dal momento in cui si prende la decisione di sposarsi al giorno del matrimonio sono tante, forse troppe e si perde molta lucidità e razionalità. Il wedding planner deve saper fare le veci degli sposi ed essere il loro braccio razionale allontanandoli dalla gestione organizzativa lasciando loro la possibilità di viversi a pieno ogni emozione. Ovviamente conta anche molto saper interpretare i desideri, le aspettative ma soprattutto i gusti della committenza; molto spesso questi non combaciano con i miei ma questo non deve precludere il buon lavoro di un professionista: un bravo wedding planner non organizza il proprio matrimonio ma organizza il matrimonio della sposa.

L’attitudine al problem solving: serve possederla nell’indole o si può imparare?

Sicuramente si può imparare; nella mia carriera di docenza ho insegnato questa professione anche a persone che avevano un atteggiamento molto ansioso nella loro vita privata e non avevano quindi l’attitudine al problem solving; con i giusti suggerimenti si riesce a sviluppare anche questo tipo di competenze.

Sei stata la regia del matrimonio dell’indimenticato Pino Daniele; cosa ci racconti di quella esperienza lavorativa? Quale particolare ti torna in mente?

Sicuramente è un bel ricordo, è stata una cerimonia intima e carica di emozione; erano le seconde nozze di Pino Daniele ed era visivamente motivato. L’atmosfera era quella di una cerimonia molto intima e sentita, commovente e assolutamente non artefatta; al contrario di quello che si possa pensare non è stato un matrimonio sotto i riflettori con i bagni di folla, c’erano invitati noti al pubblico televisivo italiano ma anche gente comune. Il ricordo che mi rimane è sicuramente quello di un coinvolgimento emotivo molto forte sia nella coppia sia nell’atmosfera che si è creata. La chiesa era poi quella di San Liberato a Roma, molto piccola e di charme.

Istituti professionali ha a cuore la buona formazione e, non a caso, tu fai parte del nostro staff docenti. Come definisci il tuo metodo di insegnamento? Come trasmetti la tua professionalità ai tuoi allievi? corso wedding planner Istituti professionali

Il mio non è un metodo di insegnamento convenzionale perché credo che dalla passione di chi insegna si capisce molto di più rispetto che alle fredde righe di un libro. Si può insegnare tanto metodo, sicuramente fondamentale, ma se non si alimenta la passione non si riuscirà ad andare avanti in questo settore. Un grande plus che offre Istituti Professionali ai corsisti è che lo staff docenza segue gli allievi in aula ma crea con loro un legame che continua anche dopo. Io, come docente, non sono una presenza di una settimana all’interno della vita dei miei allievi perché molto spesso mi avvalgo dell’aiuto delle persone che ritengo valide in aula anche per il mio lavoro. Il lavoro del wedding planner è difficile da insegnare e tramandare perché tocca molte tematiche (design, moda, marketing, psicologia, ecc); sono riuscita ad affinare la mia tecnica di insegnamento grazie all’esperienza sul campo (sono docente del corso per Wedding Planner di Istituti Professionali  dal 2007) ma anche perché io stessa vengo da una formazione sia umanistica che di marketing. Inoltre è molto importante abbinare alla teoria anche la pratica e sicuramente la formula di formazione in aula con stage successivo garantita da Istituti Professionali, aiuta i ragazzi a toccare con mano la realtà; la gavetta in questo settore è necessaria, l’ho fatta io stessa.

Negli ultimi anni abbiamo visto evolversi lo stile provenzale, declinato allo shabby chic di gran moda anche nell’allestimento floreale (ma non solo) dei matrimoni. Quali sono le nuove tendenze che si stanno affermando dopo questa lunga parentesi shabby?

Si sta tornando al vintage inteso come riqualificazione di materiali di periodi diversi; c’è anche la voglia di ritornare al matrimonio total white in stile principesco non si cerca più lo stile essenziale e rigoroso ma si sta riscoprendo il ruolo della donna come sposa-principessa per una notte. sposa white Gli abiti da sposa che stanno dominando le scene della moda non sono più quelli scivolati ma siamo tornati agli abiti che paralizzano le figure con le scollature, ricami e pizzi; si sta ricominciando a mettere il giusto accento su uno chic importante.

Le tendenze che dominano la sfera del design e dell’arredamento influenzano anche le richieste delle coppie?

Il periodo del matrimonio molto spesso coincide con quello in cui la coppia arreda anche la propria casa. Capita che miei colleghi che lavorano nel settore dell’interior design vengano chiamati ad arredare le case dei futuri sposi e, interpretando quelli che sono poi i gusti della committenza, spesso collaborano anche con me nell’allestimento del matrimonio. Ho rilevato, però, una buona dose di “voglia di stupire” quando si parla di allestimento del proprio matrimonio che rispecchia quindi lo stesso stile utilizzato nell’arredare la propria casa, ma con un tocco di estrosità maggiore.

Come si aggiorna un buon wedding planner sui molteplici aspetti che gli competono? La creatività da sola, può bastare?

No, assolutamente no. La creatività non fa il professionista che deve essere sicuramente creativo ma anche aggiornato su tutto ciò che gli compete quindi anche marketing, tecniche di vendita, allestimenti e moda. Un buon wedding planner conosce la moda, ha competenze di cucina, ha una buona conoscenza geografica del territorio e soprattutto deve continuamente aggiornarsi e formarsi anche lui sia con dei corsi di aggiornamento sia con la curiosità e la voglia di mettersi in gioco quotidianamente.

Grazie…ci vediamo in aula!

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