Master in intermediazione finanziaria: la situazione del sistema bancario italiano

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A pochi giorni dal referendum costituzionale del 4 dicembre il Financial Times ha lanciato un allarme sulla situazione del sistema bancario italiano. Il prestigioso quotidiano britannico ha scritto a chiare lettere che in caso di vittoria del No la conseguente agitazioni nei mercati e l’incertezza per le sorti del governo Renzi potrebbero causare un effetto domino molto negativo tra le banche italiane.

In particolar modo a farne le spese sarebbero otto istituti che già non godono di ottima salute, per usare un eufemismo. Monte dei Paschi di Siema, Veneto Banca, Popolare di Vicenza, Banca Carige. Più le quattro banche che già hanno goduto del salvataggio, relegando i debiti inesigibili in opportune Bad bank, e restando quindi con l’appellativo teorico di Good bank: Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara.

Per il Financial Times il sistema bancario italiano ha, in generale, un problema da 4.000 miliardi di euro. Difficile credere che in caso di vittoria del Sì queste otto banche guadagnerebbero subito bilanci positivi e prospettive rosee, perciò vediamo cosa potrebbe succedere nel peggiore dei casi.

Per i correntisti

Il denaro depositato sul conto corrente o sul conto deposito, per un ammontare fino a 100mila euro, è garantito Fondo Interbancario di tutela dei depositi, valido per ogni banca che opera sul territorio italiano. In teoria. In pratica il Fondo Interbancario non ha disponibilità infinita, quindi se l’istituto è di piccola dimensione, ok, se invece ci sono da restituire svariati miliardi di euro, allora la cosa potrebbe complicarsi. Tutti i depositi superiori ai 100mila euro invece non sono garantiti, cioè la cifra eccedente questa soglia andrà sicuramente persa.

Per i risparmiatori

Se i risparmi sono stati investiti in azioni, obbligazioni (non dell’istituto che è fallito), fondi comuni di investimento ed ETF, questi investimenti non rientrano nel patrimonio dell’ente fallito (quello su cui si rifanno i creditori) e quindi il risparmiatore non rischia nulla.

Per chi ha investito nelle banche in questione

In caso di fallimento della banca gli azionisti ed obbligazionisti dell’istituto fallito dovranno farsi carico delle perdite. È il famoso Bail-in che ha rovinato 140.000 risparmiatori – che hanno perso complessivamente quasi mezzo miliardo di euro – nel caso del cosiddetto salvataggio delle quattro banche sopra menzionate.

Conseguenze per il mercato bancario

Il Bail-in di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara ha aperto gli occhi a tutti i risparmiatori sulla reale solidità e trasparenza di alcuni istituti di credito italiani. Come ha molto giustamente scritto una delle vittime, che ha perso i risparmi di una vita, quel giorno è morta pure la fiducia nel sistema bancario.

È evidente che in caso di fallimento di otto banche una soluzione affidata alle forze del mercato sarebbe assolutamente illusoria, molte altre persone perderebbero i risparmi e l’effetto domino potrebbe essere deflagrante, estendendosi anche al sistema produttivo, che trae linfa vitale dal sistema creditizio. Un intervento pubblico sarebbe l’unica soluzione praticabile per non incorrere in situazioni di tipo argentino, diciamo.

Certo, poi rimane da vedere se Bruxelles e Francoforte ce lo potrebbero permettere (l’Unione Europea condanna risolutamente gli aiuti di Stato), ma queste sono faccende di politica continentale difficili da valutare per noi comuni mortali.

Fonti: Ilcorrentista.com

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